Comune di Fidenza
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corpus Antelamicum Chi era Benedetto Antelami? È stato il progettista della facciata del Duomo di Borgo?
È stato l'autore di almeno alcune delle sculture ivi esistenti?

Molti storici dell'arte hanno cercato di rispondere a tali domande, ma in questo caso –
come, più in generale, per l´arte lombarda del basso medioevo – gli studi hanno sino ad ora potuto contare su ben pochi supporti documentari, dovendo il più delle volte essere sviluppati su base deduttiva utilizzando i riscontri ricavabili dalle opere stesse.

Il successo di una ricerca in questo campo dipende dalla capacità di correlare le analisi stilistiche
con il contesto storico in cui l´artista ha operato e dal sapersi svincolare da preconcetti involontari: proprio su questi aspetti si concentra uno dei principali studiosi di architettura gotica, Willibald Sauerlander, quando scrive di questo scultore ed architetto nonchè della storiografia che ha contribuito a delinearne il profilo biografico.

Innanzitutto i dati di fatto: ad oggi sono solo due le testimonianze scritte conosciute che parlano di Benedetto Antelami.

La prima è l´epigrafe sulla lastra raffigurante la deposizione posta nel Duomo di Parma; risalente al 1178, essa dice: "ANNO MILLENO CENTENO SEPTUAGENO OCTAVO SCULTOR PATRAVIT MENSE SECUNDO. ANTELAMI DICTUS SCULTOR FUIT HIC BENEDICTUS" La seconda è datata 1196 e posta sul portale settentrionale del battistero di Parma, dice: " BIS BINIS DEMPTIS ANNIS DE MILLE DUCENTIS INCEPIT DICTUS OPUS HOC SCULTOR BENEDICTUS".

Entrambe le epigrafi attribuiscono esplicitamente sia il bassorilievo che il battistero – come unico plastico-architettonico – a Benedetto Antelami.

Sauerlander nota come la costruzione di ipotesi biografiche a partire da pochi dati oggettivi, sia stata stimolata dalla ricchezza delle biografie degli artisti rinascimentali: "intorno alle opere, corredate da firme – ma di solito del tutto isolate, fu raccolto un corpus più o meno ampio di lavori – e sulla base di osservazioni morfologiche comparative venne costruita una vita: opere giovanili e della maturità, spostamenti, viaggi di studi in paesi stranieri uniti a esperienze artisticamente formative.
Alla fine si credeva di conoscere gli artisti medievali altrettanto bene di quanto si conoscono Donatello e Michelangelo" e prosegue: "la figura di Benedetto Antelami, scultore ed architetto dell´Italia settentrionale, quale vive da quasi cento anni nella letteratura di storia dell´arte e ora anche nella coscienza culturale in genere, è un tipico esempio dell´allettante suggestione rappresentata da queste leggende".

L´esempio portato è la monumentale monografia scritta da Geza de Francovich e pubblicata 1956:" Con l'imponente opus magnum di De Francovich un sogno della storia dell´arte medievale raggiunse il culmine.
Dove le fonti tacciono, dove non è possibile andare a leggere le Vite lo storico dell´arte ricostruisce i dati biografici dell´artista con l'aiuto della comparazione stilistico–formale. Sulla base della pura morfologia egli inventa la "Leggenda dell'artista"."

Tali sarebbero, secondo Sauerlander, i viaggi che de Francovich ipotizza Antelami possa aver fatto in Provenza, alla ricerca di insegnamenti e stimoli artistici.
In questo De Francovich dimostrerebbe di avere data come certa l´opinione invalsa a partire dallo studio di Wilhem Vogel intitolato " Die Anfänge des monumentalen Stils im Mittelalter " (Gli inizi dello stile monumentale nel medioevo, pubblicato nel 1894) che attribuiva alla scultura romanica provenzale il ruolo di modello per la nascita dello stile protogotico, vale a dire di punto di riferimento di tutti gli artisti che volessero esprimersi con forme innovative.
Nel 1897 Georg Zimmermann, dopo aver rapportato le sculture del battistero di Parma e del duomo di Fidenza con quelle di Provenza e Borgogna concludeva "...
è fuor di dubbio che Benedetto vi abbia soggiornato e studiato", contribuendo cosi a creare una sedimentazione fuorviante, dove l´ipotesi diviene – col tempo – dato acquisto.

Viene spontaneo domandarsi: Benedetto Antelami era l´artista descrittoci da De Francovich?
Tratteggiando la personalità di Antelami, De Francovich ci narra di un artista girovago, oriundo delle Prealpi lombarde, che sarebbe stato presente giovanissimo in Provenza, poi a Genova, quindi in Emilia ed in particolare a Parma, dove eresse il pontile del duomo, ed a Borgo san Donnino per il progetto del Duomo.
Dopo un secondo viaggio Provenza (dopo il 1191) l´artista sarebbe ritornato a Parma dove produsse la costruzione e la decorazione plastica del Battistero ed a Borgo, per riprendere i lavori al Duomo. Successivamente ecco un terzo viaggio in Francia, questa volta nell´ Ile de France dove avrebbe visitato Laon, Vaucelles e Braisne, per concludere la sua carriera a Vercelli... Oppure dobbiamo pensare ad una realtà diversa?

Sauerlander propone di "contrapporre alla leggenda (...) le sobrie informazioni delle uniche testimonianze scritte in nostro possesso". Benedetto è quindi l'autore della deposizione di Parma e "la persona che appose la sua firma al battistero".
Le concordanze tra le sculture di Parma e quelle del duomo di Fidenza e della collegiata di Vercelli sono evidenti ma – aggiunge – "il problema è solo di chiedersi se sia giustificato dare a queste concordanze una spiegazione biografica, cioè a ricondurle al carattere e al genio di un unico artista preminente, come da lungo tempo si è dedicata a fare" e conclude: "d´ora in poi, perciò, le opere scultoree di Parma, Fidenza e Vercelli non saranno designate come "opus", ma semplicemente come " corpus antelamicum".
Su questo insieme di opere, direttamente ed indirettamente rapportabili a Benedetto Antelami, e comprese tra il 1178 (data certa) ed il 1230 (data presumibile), gli storici hanno prodotto numerose analisi, concentrandosi sul tentativo d stabilire una cronografia delle opere una loro attribuzione all'Antelami o - viceversa - ad aiuti e seguaci.

Accostandoci al nucleo del lavori della cattedrale di Fidenza, ad esempio, Porter, la Wagner–Rieger e Gandolfo hanno considerato le interdipendenze tra l´apparato scultoreo e le architetture in cui esso è inserito, mentre altri (vedi bibliografia generale) si sono concentrati sulla scultura: Toschi, Zimmermann, Venturi, Bertaux, Hamann, Male, Vitzhum e Volbach, Ottaviano Quintavalle, Jullian, Tassi, Ragghianti eccetera...

Ricordando che alla fine del XII secolo od all´inzio del XIII, il Duomo di Fidenza ebbe consistenti interventi di reingegnerizzazione, la questione indicata come fondamentale da Arturo Carlo Quintavalle è: "come e quando interviene il progettista che modifica l´insieme e con che modelli?"

L´intervento di Quintavalle appare particolarmente significativo poiché non forza l´aspetto attribuzionistico e cerca di produrre un quadro storiografico basato sul complesso delle variabili disponibili.

L´aspetto odierno della chiesa lascia pensare ad un cantiere bruscamente interrotto: "Vi sono molti motivi per ritenere che l´insieme della struttura non solo non sia stato completato, ma che una parte delle sculture, forse anche lasciate a piè d´opera nello spazio adibito a cantiere ed officina dai lapicidi ed architetti, siano state collocate in luoghi diversi da quelli previsti proprio per sistemare una fronte che, comunque, doveva essere definitivamente apprestata" ( Quintavalle, op.cit., pag. 84).
Ciò che comunque si nota dall'esistente è che "chi progetta Borgo deve avere avuto in mente un raccordo tra l'antica e preesistente chiesa, che non si voleva certo distruggere, ma anzi integrare e conservare, e la nuova facciata". Sembra insomma che il progettista abbia intenzionalmente voluto "ricollegare vecchi temi antichi, quelli dei portali minori, dove il progettista reimpiega anche alcuni pezzi dai precedenti protiri e nuovi temi, insomma unire antiche immagini e nuova iconografia".

Quintavalle aggiunge: "Perciò sarebbe riduttivo vedere il progettista attento solo a riprendere un modello, il provenzale, e questo prima di tutto perché in realtà per il progettista i modelli sono diversi, poi perchè la sua esperienza spazia anche in direzione dell´antico dal quale soprattutto muove la scansione dei rapporti fra zone scolpite, come dovevano essere nel primitivo progetto, e zone di liscia arenaria ...". E così questa facciata, pur nella sua incompiutezza, "appare come una sintesi di modelli lombardi, edifici normanni e citazioni della cultura della Francia meridionale".
La scelta di soluzioni che rimandano a quelle adottate nel battistero di Parma (l´idea delle semicolonne addossate e la strombatura del portale centrale) farebbero pensare che l´autore del progetto di Fidenza possa essere Benedetto.

L´apparato plastico presenta, secondo Quintavalle, un nucleo accomunato dall´altissimo livello scultoreo, composto dalla Madonna con Bambino – ora al museo del Duomo ma prima collocata in una nicchia del campanile – i due profeti Davide ed Ezechiele, affiancati al protiro centrale, da tutto l´apparato circostante il portale centrale (bassorilievi con le storie di San Donnino, L´Eterno ed i Profeti sull´arcata del frontespizio) (fig. 4.3 pag 30) ed – più in generale – da altri pezzi, come la raffigurazione del Profeta Enoc, (fig 9.2 pag 65) di Erode (torre di sinistra) (figura 5.1 pag 37) ed, all´interno, del Pantocratore sulla colonna di destra (figura 4.5 pag 30).

Quintavalle riconosce solo alla Madonna una possibile stretta relazione con Benedetto Antelami, pensando, per le rimanenti, ad un autore "che sembra muovere più che da Chartres o da Notre Dame di Parigi, da modelli meno aulici, di una più intensa espressività" e "di possedere una cultura che meno indugia sul rapporto con l´antico su quella forma piena, volumetricamente costruita" propria di Antelami (Quintavalle, op.cit., pag 86). Questo anonimo "Magister" è quindi stato una presenza assai forte all'interno del cantiere fidentino.

Tutte le caratteristiche della facciata di Fidenza portano a ritenere che il suo aspetto finale sarebbe stato più vicino alla cultura neogotica dell´ Ile de France che a quella provenzale, cui invece appare rifarsi il Magister.
"È quindi possibile che il progetto antelamico sia stato fornito da Benedetto Antelami subito dopo agli inizi degli anni ottanta e portato avanti da un Magister che è anche l´autore dei pezzi più numerosi" (Quintavalle, op.cit., pag 86).

L´ipotesi di Quintavalle pone l´avvio dei lavori del Duomo agli anni ottanta, superando le difficoltà prospettate da Tassi: il progetto complessivo – neogotico e quindi stilisticamente innovativo - sarebbe riconducibile ad Antelami, occasionalmente presente a Fidenza. La direzione del cantiere all´anonimo Magister, più legato alla tradizione provenzale che applica, tuttavia, con forte personalità ed eccellente tecnica realizzativa.